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Leggi l'intervento di Enzo Grauso in occasione del Convegno "Operatori Cattolici per il sociale" presso L'hotel Ramada.

Napoli: una corsa tra l'educazione e la catastrofe.

Documento elaborato da Vincenzo Grauso in occasione del Convegno “Operatori cattolici per il sociale”.

Napoli, 16 ottobre 2007 - Hotel Ramada.

 

Vorrei innanzitutto rivolgere un saluto a tutti i presenti, ed in particolare vorrei ringraziare Samuele Ciambriello, per essere stato così sensibile da invitarmi a questo incontro. Ho lavorato per venti anni come operatore sociale, e recentemente mi sono dimesso dalla società cooperativa con la quale collaboravo e dai ruoli che ricoprivo sia in ambito societario che in quello progettuale.

In certi casi, rinunciare al proprio compito e dimettersi può essere un modo per riadattare il proprio impegno; certe volte, il futuro può dipendere molto dalla nostra capacità di riflettere sul presente e rielaborare creativamente il passato.

In questi anni, a Napoli, ho lavorato con entusiasmo per attività finalizzate alla prevenzione del disagio sociale. Sull’esempio di una metodologia d'intervento già sperimentata in altri paesi europei,  ho cercato di attuare un progetto che mirava alla realizzazione di una rete di collegamento tra Agenzie del territorio impegnate in programmi di “Educazione permanente”.

Con l'aiuto finanziario di privati, ho elaborato e curato percorsi di formazione finalizzati al reinserimento socio-educativo di giovani a rischio, ed ho partecipato all'elaborazione del progetto per la realizzazione della Casa residenziale “Il Ponte” di Nisida: Comunità di accoglienza per minori provenienti dal circuito penale, una delle prime sorte in Italia.

Quest'ultima esperienza ha assunto per me un particolare significato, perché ho avuto la possibilità di essere interprete ed osservatore di episodi di devianza giovanile, su di un territorio, come quello di Napoli, che in questi ultimi anni si è manifestato esplosivo per quanto riguarda il fenomeno della violenza urbana e della criminalità.

E' noto che i problemi sociali sono per  loro natura complessi, e richiedono una grande varietà di competenze che debbono integrarsi e completarsi a vicenda. Questa pluralità è importante non solo per ragioni economiche ma anche per ragioni culturali.

Conformemente alle direttive del Libro Verde della Commissione Europea, nella nostra città si sarebbe dovuto riconfermare il valore innovativo che le Agenzie del privato sociale avevano conferito alle nuove strutture organizzative dei Centri di accoglienza.

In tal senso, una serie di competenze erano maturate dall’esperienza di noi operatori all'interno di un percorso esplorativo che era in atto nei quartieri della città, e che ci aveva indotti ad una riflessione attenta sulle motivazioni e i bisogni delle fasce sociali più disagiate..

Dietro all'opportunità politica di celebrare la storia di Napoli e il nuovo Rinascimento, noi avvertivamo problemi di altra natura, che toccavano nel profondo la sensibilità delle persone. 

A tale proposito, si avvertiva la necessità di ragionare non tanto di materie o di programmi, quanto delle attese delle componenti della società civile: ragazzi, famiglie, mondo del lavoro.

I giovani e gli adolescenti impegnati nei nostri laboratori di formazione, apparivano fortemente demotivati, e spesso non riuscivano a comprendere il loro ruolo nella creazione di atteggiamenti negativi e percezioni distorte della realtà. Essi manifestavano una forte diffidenza rispetto a quegli eventi che offrivano loro l'opportunità di maturare una scelta, un cambiamento della loro vita, perché percepivano la realtà sociale priva di cultura, di risorse economiche, di Istituzioni in grado di contrastare il dominio camorristico. Era necessario porre in relazione spazi, tempi e livelli di sensibilità dei nostri allievi con la contemporaneità di eventi sociali produttivi e propositivi.

 

Nell'ambito delle attività formative, da parte di noi operatori c’era la consapevolezza che dovevamo favorire un processo di maturazione di sentimenti morali universalmente condivisi come, ad esempio, il concetto del lavoro inteso come valore positivo, grazie al quale possiamo essere apprezzati, individualmente.

Occorreva che a cambiare fossero innanzitutto i rapporti interpersonali e che questo cambiamento fosse oggetto di una ricerca serena e spassionata da parte di tutti, perché dietro ogni rinnovamento c'è una storia che porta con sé immagini e memorie contrastanti.

Le Istituzioni politiche non hanno saputo cogliere la complessità e la sensibilità del nostro tessuto sociale attraverso l'interpretazione delle forme consolidate ed eterogenee delle nostre esperienze, lasciando che queste confluissero in un progetto istituzionale unitario.

Sono convinto che oggi noi operatori sociali stiamo pagando il prezzo di una cultura politica vecchia come concezione e finalità , certamente non aderente alle necessità odierne, in quanto mancante di una  visione generale.

A Napoli si spende poco e male per le politiche sociali: le due cose si tengono insieme. Si spende il meno possibile  e si spende male: il risultato produce  un cattivo servizio ad un costo relativamente basso. Il dialogo dei soggetti politici con gli operatori sociali è del tutto assente, quasi sempre mediato da figure intermedie di scarsa competenza e qualità, com'è stato rilevato più volte dagli osservatori del nostro settore. Gli operatori sociali sono mal pagati, insoddisfatti, e prestano il loro servizio in strutture in cui si avverte il peso del degrado e dell'illegalità.

Tutto questo viene a configurarsi come una spirale distruttiva che causa la dispersione dei nostri  interventi e la frantumazione del valore del nostro lavoro e delle nostre idee.

Non meraviglia dunque che a Napoli vi sia una sorta di legittimazione della cultura della violenza e della trasgressione alle regole istituzionali e di convivenza civile, e che tutto questo costituisca la cornice entro la quale si situa il comportamento dei singoli cittadini e dei giovani.

Viene da sé che le organizzazioni camorristiche abbiano tratto da questa situazione nuova linfa ed energia per rinsaldare i propri ranghi, ampliare il controllo del territorio, e rinnovare autorità e potere.

Allo stato delle cose,  risulta difficile per un operatore sociale poter percepire il senso di una svolta, di un cambiamento, di una strada da seguire per l'avvenire, perché è diventato difficile anche rivendicare il diritto di un’istruzione migliore e più ampia per giovani:  come se oggigiorno dall'educazione dei giovani non dipendesse più il nostro futuro e quello delle nuove generazioni. Questa situazione compromette in modo irreversibile le nostre possibilità di mercato e di socialità, e impedisce di valorizzare in modo adeguato il nostro patrimonio culturale.

Noi ci troviamo al punto in cui, come direbbe George Wells, la storia della nostra città è diventata sempre più una corsa tra l'educazione e la catastrofe. Grazie.

 

Napoli, 29 settembre 2007

 

 

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